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Si indaga sui tabulati. La
moglie nessun dubbio, erano
motivi di lavoro
Omicidio
Fortugno, giallo sul
medico-boss
La vittima ha parlato per 31
volte al telefono con
Giuseppe Pansera, prima che
diventasse latitante
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I dati sulle
conversazioni, che non risultano
essere state intercettate,
emergono da una perizia allegata
agli atti del processo di Milano
sul traffico internazionale di
droga gestito dalla cosca
calabrese, che si è concluso un
paio di settimane fa con
numerose condanne, compresi i
sedici anni inflitti a Pansera.
Quella consulenza, già trasmessa
nei mesi scorsi dagli inquirenti
milanesi ai colleghi reggini, è
stata nuovamente «segnalata»
dopo l'omicidio e dovrà adesso
essere analizzata dai
carabinieri del Ros e dai
poliziotti dello Sco che seguono
le indagini. I magistrati
milanesi avevano affidato a
Gioacchino Genchi, l'esperto
palermitano specializzato nella
lettura del traffico telefonico,
una perizia su tutti i contatti
degli imputati su utenze fisse e
cellulari fino al 2003.
Incrociando questi elementi è
venuto fuori il nome di Fortugno.
«Sicuramente — spiega sua moglie
Maria Grazia — le telefonate
riguardano il rinnovo del
consiglio dell'ordine dei
medici, visto che anche Pansera
è un dottore e quando si
rinnovano le cariche noi Pansera,
genero di Morabito, è stato
arrestato nel 2004 dopo 4 anni
di latitanza contattiamo tutti».
Scorrendo i
tabulati gli inquirenti hanno
notato anche contatti che
potrebbero rivelarsi
interessanti per le indagini.
Il
primo risale al 1996. Il 22
aprile Fortugno riceve sul suo
cellulare una telefonata da
Domenico Attinà, anche lui
accusato di appartenere alla
cosca dei Morabito. Poi, nel
novembre del 1999 contatta per
tre volte Leone Bruzzaniti,
affiliato al clan omonimo e
recentemente condannato a 19
anni e mezzo di carcere per
traffico internazionale di
stupefacenti. Del contenuto dei
colloqui non si sa nulla. La
famiglia ha escluso sin dal
giorno dell'omicidio che
Fortugno avesse mai ricevuto
minacce o intimidazioni. I primi
colloqui della vittima con
Pansera risalgono al 1997. In
settembre il medico genero del
boss Morabito chiama per due
volte il medico genero di Mario
Laganà, esponente di spicco
della Democrazia Cristiana. Poi
più nulla per due anni, fino al
febbraio del 1999 quando
riprendono i contatti. All'epoca
Fortugno è primario del Pronto
Soccorso all'ospedale di Locri,
ma è già impegnato
politicamente.
Pansera lavora
nella Asl di Melito e ha già
avuto disavventure giudiziarie
per via dell'ingombrante
parentela con «Tiradritto»,
ma
si è sempre dichiarato
innocente. La famiglia è certa
che i colloqui riguardassero
esclusivamente rapporti
professionali, ma su questo si
tornerà ad indagare proprio per
capire se Fortugno possa aver
subito pressioni. Sin dal primo
giorno gli accertamenti dei
magistrati reggini si sono
concentrati sul settore
sanitario, di cui Fortugno era
responsabile per la Margherita
in Calabria oltre ad essere
vicepresidente del Consiglio
Regionale. L'attenzione è
puntata sull'appalto per la
ristrutturazione dell'ospedale
di Locri e su altri affari che
riguardano le convenzioni delle
strutture private, ma anche la
nomina dei nuovi direttori di
dodici Asl commissariate
nell'agosto scorso. Gli
inquirenti restano convinti che
il delitto, di stampo
politico-mafioso, rappresenti un
avvertimento al vertice della
Regione e agli altri eletti alle
ultime elezioni amministrative.
Fiorenza Sarzanini
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